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La storia di Pantelleria

5000 anni in un piccolo riassunto

Le prime testimonianze certe della presenza umana sull’isola risalgono al neolitico: trattasi di un campionario di utensili di ossidiana di Pantelleria (rinvenuti tra Sicilia, Tunisia, Italia meridionale e Francia) oltre ad evidenze di officine ed industrie litiche, rinvenute sull'isola tra le zone di Arenella e Salto La Vecchia, che sembrano inerire ad un contesto autoctono stanziale o ad attività legate all’importazione di materie prime (ossidiana e calcedonio) dalle vicine sponde nord-africane e siciliane.

 

Tuttavia, le prime tracce certe di uno stabile insediamento pantesco, sono quelle lasciateci sopra Cala dell’Alga (tra Cimillìa e Mursìa) da una civiltà risalente alla tarda Età del Bronzo, tra il XVIII e gli inizi del XIV secolo a.C: si tratta di un villaggio protetto da una colossale cinta muraria; fuori le mura si estendeva la città dei morti, contraddistinta da un centinaio di tumuli funerari in pietra lavica di forma tondeggiante, detti Sesi, al cui interno venivano inumati i defunti con il loro corredo sepolcrale entro celle sepolcrali di pianta circolare; un muro di pietre grezze sigillava poi la tomba, ostruendone il cunicolo d’accesso fino alla stretta apertura.

 

 

Seguì un lasso di tempo nel quale l’isola parrebbe esser caduta in abbandono, fino all’arrivo dei Punici (alla metà dell’VIII secolo a.C.), che v’insediarono una ricca comunità avvezza al commercio e dedita anche all’agricoltura. L’introduzione della coltura della vite ad alberello e l’intensificazione della produzione agricola fu intrapresa grazie alla costruzione di cisterne sotterranee per la raccolta di acqua piovana, spesso sopravvissute ed in uso fino ai nostri giorni.

Sono importanti lasciti di questo popolo l’Acropoli di San Marco e Santa Teresa ed i rinvenimenti di un ricco campionario di monete di conio locale, testimoni della prosperità dell’isola (all’epoca chiamata Yrnm) e della sua autonomia politica (sia pure all’ombra di Cartagine), cui Roma porrà fine tra il 255 a.C. e il 217 a.C, per mano del Console Tiberio Sempronio Longo.

Da allora Cossyra (questo è il nome Romano dell’isola ) visse il suo massimo splendore comprovato dai recenti ritrovamenti, a partire dalle tre preziose teste in marmo raffiguranti Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito, che dovevano ornare un ricco Panteon alloggiato sulla sommità di Santa Teresa all’interno dell’area sacra. Seguirà il progressivo abbandono del sito e dell’abitato circostante a favore dell’attuale centro urbano quindi l’inevitabile declino sotto l’incalzare delle invasioni barbariche.  

Nel 439, dopo la presa di Cartagine e la definitiva cacciata dei Romani dal Magreb, Pantelleria diverrà terra di conquista per i Vandali che v’insedieranno una piccola ma operosa comunità di cui troviamo evidenza in località Scauri-Scalo: i resti di un agglomerato urbano con opifici, luoghi di culto e sepoltura, ed il relitto di una nave commerciale affondata a pochi metri dalla riva col suo carico di ceramiche ed il corredo di navigazione.

 Intorno alla metà del IV secolo Cossyra passa sotto il dominio Bizantino presto messo in discussione dal rullo compressore arabo. La pianta del Castello, più volte raso al suolo e ricostruito in epoca Normanna, i ruderi del monastero di San Basilio in Zubèbi ed alcuni sarcofagi scavati nella roccia in varie località dell’isola, sono una loro testimonianza; probabile che anche l’attuale nome dell’isola sia stato un loro lascito (dal greco “Patelareas - cioè “piatto, padella”, probabilmente per la terracotta in Pantellerian Ware, prodotta in quei tempi sull’isola).

Nel 700 gli Arabi mettono Pantelleria a ferro e fuoco, massacrando la popolazione cristiana fin quasi ad azzerarla, ed instaurando un clima d’instabilità destinato a perdurare fino alla definitiva conquista dell’835. Da quel momento l’elemento dominante sarà quello musulmano, proveniente in prevalenza dal Nord-Africa e di ceppo berbero, che instaurerà (previa esazione di un tributo sul “quieto vivere”) una pacifica convivenza con quanto era rimasto delle preesistenti comunità cristiana, ebrea e greco-ortodossa, definitivamente cessata nel 1492, con la cristianizzazione imposta dagli Spagnoli; tant’è che ancora in epoca sveva, cristiani e musulmani godevano di giurisdizioni separate, amministrate da prefetti dell’una e dell’altro ceppo nominati dal re di Sicilia. I nuovi arrivati assicurano comunque stabilità e benessere  rianimando l’agricoltura fino a trasformarla nella principale attività economica dell’isola grazie anche all’introduzione di nuove colture come il cotone.

Nel 1087 le repubbliche marinare del mediterraneo si alleano per cacciare i musulmani dalle terre cristiane e nel 1123 i Normanni sbarcano a Pantelleria edificando il castello (erroneamente detto “Barbacane”) e ponendo fine all’egemonia musulmana; seguirono Svevi ed Angioini e, dopo la cacciata di questi ultimi a seguito dei Vespri Siciliani, gli Aragonesi, poi rifluiti nel Regno di Spagna nel 1412.

 Saranno proprio gli Aragonesi nel 1361 a introdurre il feudalesimo  con una prima parentesi Genovese (in favore di Emanuele Doria e Giovanni Barnabò di San Lazzaro Squarciafico), la successiva infeudazione a Francesco de Belvis (falconiere di Re Alfonso il Magnanimo) ed il definitivo passaggio ai Requiesenz, previo atto di compravendita.          

Dal 1550 al 1556 Pantelleria fu oggetto di una catena di incursioni francesi, turche e barbaresche, l’ultima delle quali, ad opera dei Turchi, ridusse in macerie l’intero abitato, trucidando e deportando la quasi totalità della popolazione: intere casate pantesche scomparvero per sempre, ingoiate dalla voragine di una tragedia senza precedenti.

A seguito di tali devastazioni e atrocità, nel 1574, gli Spagnoli inviano a difesa dell’isola il capitan d’arme Andrea Di Rosales con una nutrita messe di rinforzi, al quale affidarono il restauro del Castello (ampliato con la costruzione di un bastione per le artiglierie) e della cinta muraria, nonché della stessa comunità pantesca di cui assunse il governo. Con la cessazione delle aggressioni in grande stile ebbe così inizio la pax spagnola che introdusse un governo equo e benevolo.

Dopo una prima sortita dei Savoia (che nel 1713 ottengono il Regno di Sicilia, grazie agli esiti della guerra di successione spagnola) ed un’altrettanto breve parentesi austriaca (dal 1720 al 1734), con l’avvento dei Borbone si riavvia l’economia dell’isola a partire dall’agricoltura, grazie anche allo scioglimento dei diritti feudali; Pantelleria diventa anche uno dei porti militari del regno.

Nel 1860 Pantelleria viene annessa al Regno d'Italia vivendo anch’essa, come il resto del meridione, una parentesi di brigantaggio cui pose fine il colonnello Eberhard il 19 settembre del 1863 con 500 soldati e 400 miliziani panteschi.

Il resto della storia dell’isola appartiene alla storia recente di Italia.

Nell’ultimo secolo va segnalato il ruolo e l’importanza strategica che l’isola ha avuto durante la seconda guerra mondiale. A ridosso del conflitto Pantelleria visse una bella ma breve stagione piena d’importanti realizzazioni, dalle reti stradali al porto (rimasto incompiuto per lo scoppio del conflitto) all’aeroporto con tanto di Hangar, per cui venne spianata un intera collina e furono sacrificati centinaia di ettari di vigneti.

Questa breve parentesi di crescita infrastrutturale ebbe fine l'8 maggio del 1943, quando gli Anglo-Americani attaccarono l’isola dal cielo e dal mare sottoponendola al primo bombardamento a tappeto della storia: tra il 6 e l’11 giugno vennero sganciate ben 5.000  tonnellate di bombe (per un totale di 20.000) in particolare sull’aeroporto, mentre il centro urbano, solo parzialmente intaccato dagli eventi bellici, venne quasi totalmente divelto e raso al suolo a scopo di riprese propagandistiche; ciò avvenne al momento della resa dopo 35 giorni di assedio pressoché incontrastato.

La  ricostruzione del dopoguerra ci porta in un baleno alla cronaca dei giorni più recenti; dagli anni '70 Pantelleria ha visto affiancarsi alle attività agricole, da sempre prevalenti, un crescente richiamo turistico. Anche grazie alla conversione ed utilizzo ad uso civile dell’aeroporto militare, nell’ultimo ventennio l’isola sta guardando al futuro nel miglioramento della ricezione turistica, mantenendo un particolare occhio di riguardo alla tutela del patrimonio naturale, storico e culturale. Nell’anno 2009 hanno preso il via i lavori di ampliamento e ammodernamento dell’aeroporto volti a rendere in pochi anni l’isola recettiva a livello internazionale. Ci si auspica che tutto ciò possa favorire il futuro e la crescita turistica di un isola dalle straordinarie potenzialità attrattive.




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