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IL DAMMUSO

U DAMMUSU

 L'incontro tra uomo e natura si traduce in architettura organica

Il dammúso è l’ingrediente principe della pietanza paesaggistica pantesca. Oltre ad essere la tipica abitazione locale, è un trattato di architettura rurale e abitativa unica al mondo… una costruzione di base cubica composta da spesse mura di pietra lavica a secco, soffitti a volta e tetti a cupola.

 

 

Cenni Storici:

Il Dammuso come lo vediamo oggi è frutto di uno sviluppo nella storia fino al XVIII secolo. Emergono chiaramente due epoche nella tecnica costruttiva del dammúso: l’epoca del táiu e l’epoca della calce…”La parola “Taiu,” dal dialetto pantesco, sta ad indicare una malta fatta di terra impastata con acqua.
Questa prima epoca va dalla rovina di Cossíra fino alla ripresa dei traffici con la terraferma che dovrebbe coincidere con l’occupazione bizantina (anno 533). In tutto questo arco di tempo Pantelleria fu un paese totalmente e totalitariamente autarchico, che dovette arrangiarsi da sé in ogni campo della sua attività. Nelle costruzioni, non disponendo di calce, ci si arrangiò col táiu che fu impiegato in prevalenza nella copertura del tetto. La volta era composta da pietre squadrate, longilinee, messe in opera di taglio (in dialetto: “di cózzu”), i vuoti  tra le pietre venivano colmati con spalmate di táiu a cui veniva miscelato del pietrisco; una tecnica che nelle costruzioni rustiche, come ad esempio le stalle, è stata praticata fino al secolo scorso.
I muri esterni venivano costruiti con lo stesso materiale e con la stessa tecnica dei muri di contenimento dei terreni coltivati, ma erano ben più imponenti, di spessore che raggiungeva  anche i tre metri  ed erano costrutiti con la tecnica così detta a “casciáta”.
Il muro a casciáta è composto da due file di pietre parallele distanziate, posate di taglio incastrate tra loro; il vuoto fra le due file viene colmato con pietrame minuto  ben assestato e terra.
L’effetto che tutt’ora riscontriamo, sortito dall’utilizzo di questa tecnica di muratura, è quello di aver reso un muro sordo, refrattario al calore, al freddo ed ai rumori. Con questa muratura i panteschi possono vantarsi di essere stati pionieri della bioarchietttura moderna ed anche dei più canonici sistemi d'edilizia  ; la casciáta, infatti, è oggi riprodotta nella cassaforma di cemento armato.  L’arrivo della calce nell’isola apporta innovazioni nella tecnica di costruzione. La muratura a pietra rotta non viene abbandonata ma cambiano tante cose e se ne introducono di nuove:

Grazie alla calce, il pantesco provvide anzitutto a ripararsi la testa; il manto di táiu era infatti una copertura troppo inconsistente per il tetto: anche quando non filtrasse l’acqua, l’umidità doveva essere permanente in casa.

Poi dovette provvedere a cautelarsi i piedi, cioè a confezionare il pavimento, che era o in terra battuta o lastricato in pietra.
La copertura del tetto venne effettuata con  tufo impastato con calce e terra. A meglio cementare il muro a ccasciáta, si introduce negli interstizi  la calce impastata con  terra.
Così come per  comporre la volta non occorre più incastrare con pazienza certosina pietre disposte in taglio ma si utilizza la calce che amalgama, lega e collega.

Grazie alla calce è possibile un nuovo tipo di costruzione del ddammúsu, una nuova tecnica costruttiva. La costruzione dei muri a pietra tagliata rifinite in geometrici rettangoli riduce di molto lo spessore dei muri esterni portandolo a circa 80 cm.


Il più grande vantaggio che offrono le pietre squadrate è quello di non avere bisogno di essere murate in due file, bensì in unica fila.

Infine si rende possibile, sempre grazie alla calce, la copertura dei tetti a cupola.
La comparsa del cemento infine fa sì che i muri non vengano più edificati a piano inclinato, ma a piombo.

I muri a pietra squadrata, tuttavia, non soppiantano definitivamente quelli  a casciáta, tant’è vero che questi si costruiscono ancora oggi affiancando all’antica tecnica costruttiva quella nuova.

Le cupole del morbido tetto hanno la funzione di raccogliere l’acqua piovana e convogliarla attraverso i pluviali in una cisterna sotterranea.
Anche la cisterna viene costruita con la stessa tecnica del dammuso; un intonaco la rende impermeabile e una stretta apertura laterale permette il passaggio a chi la deve riparare o pulire.


Accanto ai dammusi si trovano spesso delle basse torri circolari, spesso di origine antichissima, anch’esse costruite con muri a secco: sono i cosiddetti GIARDINI PANTESCHI dove trovano riparo dal vento alberi di arancio e limone e che racchiudono un piccolo, intimo paradiso fatto di silenzio, colori e profumi.

Nel corso del tempo ed in particolare negli ultimi decenni il Dammuso è stato valorizzato grazie all’intervento sapiente e creativo di alcuni architetti, mutando così da abitazione rurale essenzialmente povera a dimora di grande charme dove è possibile vivere nel massimo del comfort, o più semplicemente trascorre una vacanza diversa dal solito.





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